laguna di Santa Gilla
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La Laguna di Santa Gilla, Assemini

La laguna di Santa Gilla è un mondo in cui terra e acqua si incontrano dando vita ad un ambiente unico nel suo genere. Paesaggi unici, dove colori e luci si uniscono per dar vita ad uno spettacolo della natura. Qui passato e presente coesistono, grazie alle sue caratteristiche è stata abitata già da tempi antichi. Tra gli anni Venti-Trenta sono state impiantate le saline, per opera dell’Ingegnere Luigi Conti Vecchi. Successivamente, negli anni Ottanta, sono entrate in funzione le strutture del Casic (Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale di Cagliari), creando una realtà contradditoria in cui natura e industria coesistono. Dietro il Casic, nel sistema di vasche, sono ancora visibili le tracce del nuraghe Cuccuru Ibba.

 

La Laguna di Santa Gilla, chiamata anche stagno di Cagliari, si trova nella costa meridionale della Sardegna e fa parte dei comuni di Cagliari, Assemini, Elmas e Capoterra.  Si estende su una superficie di 15.000 ettari e rappresenta una delle zone umide più importanti d’Europa. Oltre ad essere un’oasi naturalistica in cui tante specie di uccelli hanno trovato il loro habitat, riveste una particolare importanza anche dal punto di vista storico ed economico. É alimentata dai fiumi Cixerri e Flùmini Mannu che trasportano grandi quantità di materiali fini che si depositano sui fondali. Lo scambio delle acque dolci fluviali e di quelle marine avviene attraverso le bocche a mare e l’apertura de La Scafa.

 

 

Storia della Laguna di Santa Gilla

Le possibilità di vivere di caccia e pesca ha fatto si che quest’area venisse abitata già in epoca nuragica, fin dal Bronzo Medio. Nell’VIII secolo abbiamo il primo insediamento cartaginese con la città di Krly o quantomeno un’importante sobborgo con il porto nella laguna. In epoca romana invece abbiamo la città di Caralis e nel Medioevo quella di S. Igia (S. Gilla).

 

Nei fondali della laguna e sulle sue sponde abbiamo numerose testimonianze della sua storia. I primi rinvenimenti risalgono al 1869 quando un gruppo di pescatori recuperarono una testa di donna in terracotta che si era impigliata nelle reti. Seguirono numerosi ritrovamenti tra cui una macina in basalto di epoca nuragica e nel 1891 si decise di iniziare una campagna di scavo.

 

Furono rinvenuti numerosi reperti archeologici tra cui anfore fenicio-puniche  contenenti ossa di buoi e pecore, maschere di terracotta, mani fittili, vasellame di vario tipo, lucerne e protomi di animali. Gli ex-voto fittili ritrovati venivano offerti a Sid, dio guaritore e fecondatore, pescatore e cacciatore: mani e piedi umani, teste di cani, una mano che stringe un serpente, simbolo della divinità guaritrice, una protome di toro, simbolo della divinità fecondatrice e maschere. Alcuni di questi reperti si possono vedere al Museo Archeologico di Cagliari.

 

Sulle sponde invece sono stati ritrovati resti di un porto, l’unico per tutto il periodo punico, attracchi e ville romane che ci aiutano a capire l’importanza di questa zona, utilizzata sicuramente come scalo commerciale in cui si effettuavano scambi tra indigeni, popolazioni greche, etrusche e fenicie. Sappiamo che la pratica di utilizzare la laguna per il trasporto di merci, persone e animali continuò nel tempo, tanto che gli anziani di Assemini ed Elmas raccontano che in tempi antichi nella zona di S. Inesu, c’era il porto da cui si imbarcavano cavalli e bovini diretti verso Cagliari. Altra testimonianza degli spostamenti via acqua ci viene data dalle saline Conti Vecchi che negli anni Venti trasportava il sale al porto di Cagliari attraverso un canale interno.

 

 

Economia della laguna di Santa Gilla

La laguna di Santa Gilla ha da sempre rivestito una grande importanza anche dal punto di vista economico. La pesca è sempre stata l’attività principale tanto che nel Seicento rappresentava la forma principale di sussistenza per più di 500 pescatori. In passato anche ad Assemini la pesca era molto importante, basti pensare al piatto tipico, la panada di anguille o alla chiesa seicentesca dedicata a S. Andrea, pescatore di Betsaida. Oggigiorno la pesca è ancora praticata sia a livello professionale che sportivo.

Negli anni Venti l’economia in quest’area ebbe un notevole impulso grazie al progetto dell’ingegnere Conti Vecchi:  bonificare una parte della laguna e realizzare un complesso industriale di estrazione del sale, dando lavoro a più di mille operai.

 

 

Saline Conti Vecchi

Per goderti questa bellissima area naturalistica puoi visitare anche le saline Conti Vecchi, tutt’ora in funzione, che si estendono su 2.700 ettari della laguna. Negli anni Venti del Novecento l’ingegnere Conti Vecchi,generale di divisione del Genio militare ed ex direttore della Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde, progettò la bonifica dello stagno per impiantarvi la salina. Fu un progetto molto ambizioso che portò all’avvio di un impianto eco-sostenibile e all’avanguardia. In quegli anni c’era una grande richiesta di sale e c’era l’esigenza di proteggere la laguna dalle disastrose piene dei fiumi Mannu e Cixerri.

 

Il progetto dell’Ingegnere era quello di dividere la laguna in tre grandi settori: due laterali per accogliere le acque di piena dei torrenti, da riservare alle attività di pesca; uno centrale per la produzione del sale. L’ingegnere Conti Vecchi ottenne la concessione dal Governo Italiano per 90 anni. Il 1930 fu l’anno della prima raccolta del sale, con una produzione di 70.000 tonnellate. Nello stabilimento lavoravano 500 persone che diventavano 1.500 nel periodo di raccolta. Purtoppo l’Ingegnere non riuscì a vedere la sua opera compiuta e in funzione perchè morì il 26 febbraio 1927. Dopo la sua morte la salina fu gestita dagli eredi. Oltre al sale da cucina si produceva solfato e cloruro di magnesio, bromo e sali potassici attraverso processi attivati da fonti energetiche naturali.

 

L’ingegnere Conti Vecchi realizzò anche il villaggio operaio in cui i dirigenti e gli operai vivevano con le loro famiglie, circondati da tutto ciò che poteva servire loro: case, scuole, la chiesa, la mensa aziendale, il centralino, l’infermeria e spazi ricreativi. Nel 1974 gli eredi dell’Ingegnere dovettero vendere la salina alla SIR, che però fallì successivamente. La salina continuò ad essere produttiva grazie alle sue materie prime gratuite: acqua di mare, sole, vento.

 

Nel 1984 le saline vennero affidate al gruppo ENI, la quale, nel 2017 la affidò al FAI (Fondo per l’ambiente italiano) per la sua valorizzazione. Visitando le saline hai la possibilità di vedere i vecchi uffici restaurati degli anni Trenta: la direzione, il laboratorio di chimica e l’ex falegnameria. Un convoglio ti accompagnerà in un tour fra le vasche salanti e le montagne di sale, circondati dalla bellezza della laguna e degli uccelli che vi abitano.

 

 

Flora, fauna e percorsi naturalistici

In quest’oasi troviamo una incredibile varietà di flora, più di 450 specie, soprattutto terofite, camefite e alofite. Il passaggio dall’acqua dolce dei fiumi a quelle salmastre e salate del mare fà si che si passi dalla salicornia dei terreni salsi ai giunchi dei terreni con meno salinità. Qui hanno trovato il loro ambiente tantissime specie di uccelli, alcuni stanziali, altri migranti.

 

In tutto parliamo di 200 specie, tra cui 70 si sono insediate stabilmente come i bellissimi ed eleganti Fenicotteri rosa, che hanno iniziato a nidificare qui intorno agli anni Novanta. Sono presenti inoltre Cormorani, Falchi di palude, Germani Reali, Aironi, Gabbiani, Cavalieri d’Italia, Gheppi, Polli Sultani, Allodole, Civette e tanti altri, è davvero impossibile citarli tutti.

 

Per gli amanti del birdwatching è davvero un paradiso!! Ci sono percorsi naturalistici per poter osservare e ammirare questi bellissimi esemplari nel loro ambiente, senza disturbarli. Rappresenta una grande attrattiva anche per gli amanti della fotografia, ci sono dei colori e una luce meravigliosi, soprattutto la sera, poco prima del tramonto o all’alba.

 

 

Laguna di Santa Gilla: Porto San Pietro

Dietro il villaggio delle saline c’è la zona chiamata Porto San Pietro dove si possono ancora vedere i resti del molo di imbarco del sale. Da qui partivano le imbarcazioni verso il porto di Cagliari. In questa zona sono ancora visibili i resti di installazioni militari della seconda guerra mondiale, a difesa dell’aeroporto. Proseguendo lungo la strada ci si addentra nel sistema di bacini. Questo percorso è molto interessante, potrai osservare tantissime specie di uccelli, dagli elegantissimi Fenicotteri ai Cormorani ma anche specie rare come l’Albastrello o il Piviere Dorato. Nelle vasche con meno salinità troverai specie come l’Alzavola e il Germanio Reale.

 

Lungo questo percorso è ancora visibile un vecchio barcone semisommerso, usato per il carico del sale. In questa zona, sulla sinistra, potrai vedere verso maggio/giugno una bellissima distesa di sale cristallizzato, uno spettacolo bellissimo. La vista che puoi godere da qui è molto particolare e suggestiva, ti ritrovi circondato dalla natura con la vista della città di Cagliari davanti a te e il tramonto dietro di te.

 

Se prosegui più avanti arrivi a Sa Illetta, fino agli anni Settanta era un’isola, integrata poi alla terraferma in seguito alla costruzione di porto canale. In origine Sa Illetta era un approdo per le navi fenicie, puniche e romane.

 

 

Come arrivare

Nel territorio di Assemini l’accesso più pratico si trova nei pressi delle foci dei fiumi Mannu e Cixerri, vicino all’ingresso delle saline Conti Vecchi. Per raggiungerlo devi spostarti in macchina prendendo l’uscita di Assemini da via Coghe.  Dopo il ponte svolta a sinistra, procedi sempre dritto seguendo le indicazioni per le saline, parcheggia l’auto un km prima e prosegui a piedi nella strada sterrata parallela alla strada asfaltata. Se invece vuoi visitare le saline Conti Vecchi prosegui per un chilometro. Il comune ha in programma la realizzazione di una serie di circuiti ciclo-pedonali per valorizzare l’area da un punto di vista naturalistico, storico-industriale, sportivo e agricolo. 

 

 

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