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Francesco Cau: intagliatore, scultore e pittore

Francesco Cau, intagliatore, scultore e pittore asseminese con la passione per la poesia. Ha iniziato ad avvicinarsi alla lavorazione del legno sin da bambino, quando suo padre, commerciante ortofrutticolo, lo portava con sè in campagna e nei paesi del circondario per dargli una mano e lui, di nascosto, intagliava radici di alberi e pezzi di legno trovati qua e là. Un talento inizialmente tenuto nascosto perchè in quei tempi non c’era molto spazio da dedicare all’arte e a questo genere di cose, bisognava aiutare la famiglia, sopratutto in una realtà rurale come quella della fine degli anni Cinquanta.

Un giorno una signora trovò per caso alcune sue sculture e chiese al padre di Francesco chi le avesse realizzate, lui con grande stupore capì che le aveva scolpite suo figlio e subito si rese conto del talento e delle capacità di Francesco. Dopo averci pensato su qualche giorno non esitò a dargli spazio e strumenti per coltivare la sua arte. All’età di 17 anni un’intagliatore di Mogoro lo prese sotto la sua ala insegnandogli tutto ciò che sapeva fare, frequentò inoltre diverse falegnamerie che arricchirono la sua maestrìa e, nel 1970 aprì la sua bottega ad Assemini, portando per la prima volta quest’arte nella nostra città.

Da bambino inizia a scolpire animali, sono il suo tema preferito: asini, cavalli, cani, cinghiali, mufloni, serpenti o volatili come anatre e uccellini, la sua fantasia lo porta talvolta a dare forme sinuose a questi animali come nel toro, spesso ricorrente nelle sue sculture. Ma di scultura non si vive, queste le sue parole, motivo per cui prima che scultore diventò intagliatore, almeno per mestiere e per guadagnarsi da vivere. Ha intagliato bellissimi mobili tradizionali sardi come cassapanche, tavoli, sedie e scanni, richiesti in diverse parti del mondo, oltre che in numerose ville sarde.

Tra i legni da lui usati ci sono castagno, noce, ginepro, mogano, pero, pioppo, grand bassam e toulipier. Tra le sue sculture, oltre le forme animali abbiamo la serie delle “Monelle”, le maschere della tradizione sarda come Boes e Merdules, la Natività, la Maternità, ma anche la serie di scultura e pittura polimaterica “La ricerca dell’infinito”, esposta nell’aprile 2019 nel Vecchio Municipio in Piazza San Pietro ad Assemini. Non solo scultura quindi ma anche pittura, ha realizzato diverse tele naif ricche di luci e colori, mettendo in risalto la sua creatività istintiva nella purezza della tela bianca.

Le sue opere sono state esposte in numerose mostre in diverse parti del mondo, sono presenti anche all’Istituto I.S.O.L.A. e ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, riscuotendo sempre grande successo, tanto da suscitare l’interesse di personaggi illustri come Shin’ichi Yamamoto.

Nel giugno del 2019 Francesco è riuscito anche a coronare il sogno di consegnare a Papa Francesco la bellissima pastorale da lui realizzata. É partito a Roma con la sindaca Sabrina Licheri, gli assessori Cristina Ruggiu e Rachele Garau e il presidente della Pro Loco Luca Medda. Mentre mi raccontava di quando è riuscito a incontrare il Santo Padre gli brillavano gli occhi, ancora emozionato dal ricordo dell’incontro che gli ha permesso di conoscerlo, ricevere la benedizione e vedere Papa Francesco apprezzare tanto l’omaggio ricevuto. Il portavoce del Papa ha riferito che la pastorale verrà utilizzata quando il Santo Padre indosserà i paramenti rossi, quindi in occasione della Domenica delle Palme, il Venerdì Santo, la Pentecoste, l’esaltazione della Croce, le celebrazioni per i martiri e gli apostoli. Mi ha raccontato che il Papa si è fermato a lungo a ringraziarlo per l’omaggio ricevuto e che insieme alla Pastorale gli ha consegnato anche una poesia, arte a cui si dedica da quando è andato in pensione.

Francesco è stato davvero gentile e disponibile ad incontrarmi e a parlarmi di sè e del suo lavoro. Mi ha emozionato sentire i suoi racconti di come ha iniziato, una lunga carriera fatta di passione e di costante ricerca, in cui ha realizzato anche il grande sogno di poter donare la pastorale al Santo Padre. Abbiamo parlato anche della pandemia e del difficile momento che noi tutti abbiamo attraversato, segnati da limitazioni, paure e dalle conseguenze economiche e sociali che ne derivano. Nel suo studio ho avuto modo di vedere le sue bellissime opere, il laboratorio in cui nascono i suoi lavori e lo spazio riservato alla pittura. Spazi creativi in cui Francesco, osservando le venature del legno o la tela bianca, dà forma alla sua immaginazione creando le sue splendide opere.

 

 

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