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Federico Melis e la ceramica artistica sarda

Federico Melis, pittore e ceramista, è stato un artista che ha avuto grande importanza nella storia della tradizione della ceramica, non solo per Assemini ma per tutto il panorama sardo della prima metà del Novecento, considerato il creatore della moderna arte ceramica in Sardegna.

 

Gli esordi

Nato nel 1891 a Bosa, si diploma all’Istituto Tecnico di Cagliari e trova lavoro come contabile alle Saline di Stato. Questo lavoro gli permette di non avere grosse preoccupazioni finanziarie e di dedicarsi alla sua grande passione: la ceramica. Nei primi anni del Novecento l’unico modo per imparare le tecniche di questa grande arte era frequentare gli studi dei più affermati e Federico ebbe la fortuna di poter frequentare lo studio del grande Francesco Ciusa, scultore e disegnatore sardo (1883-1949). Data la sua bravura divenne l’allievo prediletto, divenne sempre più bravo a plasmare e modellare, tanto che il Maestro gli affidò difficilissime prove come quella di riprodurre, in miniatura, la statua “La madre dell’ucciso”. Dopo tre mesi di duro lavoro finì l’opera e Ciusa fu talmente soddisfatto del risultato che decise di tenere per sè l’opera.

Già dai suoi primi lavori Federico mostrò il suo talento, imponendosi per “vigore di modellazione e di espressione”, pur non raggiungendo inizialmente i livelli italiani. In quegli anni in Sardegna si producevano terrecotte rifinite a freddo ma lui voleva superare questi modelli attraverso la ricerca dell’innovazione tecnica e stilistica, arrivando alla ceramica decorata a fuoco. Nel 1918 si separa dal maestro e i due proseguono in direzioni diverse.

 

Trasferimento ad Assemini

Nel 1919 Francesco si sposò con Elisa Casano e si trasferì ad Assemini, non un paese qualunque ma un centro di antica produzione della ceramica, in cui erano presenti in quegli anni circa venti laboratori artigianali. Visse prima in via Municipio, nel centro storico, poi si trasferì in quella che allora era la periferia, in via Piave, in una grande casa in cui, nel cortile, fece costruire il forno per la cottura della ceramica. In questi anni Federico fece una grande ricerca e sperimetazione per imparare la tecnica della ceramica smaltata. L’obiettivo di Federico era di usare questa tecnica sui prodotti locali, ritenuti inadatti rispetto a quelli già in uso nel resto d’Italia, perchè richiedevano lunghe sperimentazioni e ore incessanti di lavoro. Espose i primi risultati di questa ricerca nella Casa d’Arte Clemente di Sassari nel 1926, ma la stampa notò subito i difetti dei manufatti.

Dopo questa esperienza fece due incontri che lo aiutarono a trovare la strada giusta per affinare la tecnica: Ennio Dessy che lo aiutò economicamente e con cui fondò la “Bottega d’arte ceramica Melis & Dessy” e Vincenzo Farci (Assemini 1905-1989), figolo asseminese che aveva preso con sè per lavorare come torniante e che, grazie al suo talento, lo aiutò in tutte le fasi produttive, ma soprattutto, a trovare una soluzione al problema, non far rovinare gli smalti dai fumi del forno. Ci riuscirono inserendo il coccio smaltato all’interno di un altro coccio e, alla Fiera di Milano, nel 1927, potè presentare i suoi nuovi manufatti chiamate “maioliche sarde”, con smalto solidificato a caldo. La mostra fu un successo e Federico riuscì così a portare le ceramiche sarde ad un buon livello di tecnica ed espressione artistica con riferimenti al folklore locale: donne raccolte in preghiera, cavalieri e guerrieri a cavallo che impugnano lo scettro, spose nei costumi tradizionali in broccato e oro, ragazze barbaricine.

 

Trasferimento a Cagliari

Dopo questo grande successo, l’ECES, Ente di Cultura e di Educazione per la Sardegna, gli affidò l’incarico di dirigere la Scuola-Bottega d’arte ceramica nel suo laboratorio di Assemini, in via Piave, poi trasferito a Cagliari, in via San Paolo, presso la Società Ceramica Industriale Cagliari. L’obiettivo dell’Ente era quello di formare maestranze in grado di lavorare l’argilla per inserire la Sardegna e quindi la ceramica sarda nel panorama delle arti decorative italiane, dato che fino a quel momento non era riuscita ad inserirsi. Federico, insieme a Vincenzo Farci e alla moglie Elisa si dedicarono completamente a questa nuova attività e da questo momento in poi Federico viene considerato a tutti gli effetti il creatore della moderna arte ceramica della Sardegna e apprezzato per il suo stile inconfondibile, con una lavorazione unica e l’originalità dei soggetti scelti che richiamano il suo amore per l’isola.

Nel 1930 fu l’anno del suo capolavoro: “La Sposa Antica”, una grande statua rappresentante una donna sarda, in caolino decorato in policromia sottovetrina e cotta tutta intera, esposta alla prima Quadriennale d’arte a Roma. Dopo 10 anni di studi e tecniche, Federico riesce a “impadronirsi della materia”, come lui stesso ha affermato nel 1931, in occasione della seconda Mostra sindacale d’Arte, “per renderla ubbidiente alle sue possibilità spirituali”. Nello stesso anno abbandonò l’incarico alla SCIC e si trasferì a Roma dove continua la sua produzione tipicamente sarda senza rinunciare alla sperimentazione.

 

Trasferimento a Urbino, Pesaro e Urbania

Nel 1935 gli fu chiesto dal pittore sardo Mario Delitala, preside della Scuola di Ceramica di Urbino, di insegnare Decorazione pittorica, Tecnica della Ceramica, Disegno professionale per la ceramica e Plastica e si trasferì a Urbino. Nonostante questo impegno continuò la sua produzione e a partecipare a diverse esposizioni. Si trasferì poi a Pesaro ma, a causa della Seconda Guerra Mondiale, dovette sfollare a Urbania, dove, nel 1945 fondò con Carlo Aloisi e don Corrado Leonardi la “Ceramica d’Arte Durante” e nel 1950 gli fu affidata la direzione della Scuola Artigiana Arte Ceramica Metauro. Ricevette numerosi riconoscimenti e nel 1955 espose a Cannes alla Mostra Internazionale dei Capolavori della Ceramica moderna insieme ad artisti come Picasso e Chagall e ricevette il Diploma d’onore dell’Accademia internazionale della Ceramica, forse il premio più importante nella sua vita di artista. Negli anni successivi continuò ad esporre a Cagliari, Sassari, Roma, continuando a ricevere riconoscimenti e premi tra cui, ad Urbania, una medaglia d’oro per i meriti culturali e per aver creato una realtà artigianale-artistica produttiva per il centro marchigiano, dove morì qualche anno dopo, il 12 dicembre 1969.

 

Bibliografia:

  • Marini M. – Ferru M. L., “Federico Melis – una vita per la Ceramica”, Edizioni Sole, Cagliari,1997.

 

 

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