Escursione nella Sardegna meridionale: itinerario e guida
A pochi minuti da Cagliari, il comune di Assemini è un punto di partenza ideale per organizzare un’escursione nella Sardegna meridionale e scoprire luoghi suggestivi e poco battuti. L’itinerario che ti propongo è perfetto per chi ama la natura e la storia tra siti archeologici, chiese e musei.
Ti porto alla scoperta del sud-ovest dell’isola, toccando il borgo medievale di Tratalias Vecchia, il Lago di Monte Pranu, la chiesa campestre di Santa Maria di Palmas, lo stagno di Mulargia e la Necropoli di Montessu a Villaperuccio. Approfitta dei giorni liberi per spezzare la routine o se sei qui in vacanza fai un escursione nella Sardegna sud occidentale. Vedrai qualcosa di nuovo senza trascorrere ore in viaggio.
Perché partire da Assemini per un’escursione nella Sardegna meridionale
Assemini si trova in una posizione strategica: è collegata direttamente alla SS130 e alla SS293, che conducono rapidamente verso Iglesias, Carbonia e l’area del Sulcis-Iglesiente. Questo significa poter partire la mattina e rientrare in giornata, visitando panorami molto diversi tra loro: pianure fertili, zone lagunari, chiese romaniche e siti preistorici. È una base perfetta anche per chi soggiorna a Cagliari o nei paesi del Campidano.
Sei pronto a trascorrere una giornata all’aria aperta esplorando il territorio? Partiamo!
Itinerario consigliato: da Assemini al sud-ovest della Sardegna
Tappa 1 — Tratalias Vecchia
Lasciata Assemini, si percorrono circa 70 km in direzione Tratalias, un borgo medievale abbandonato negli anni ’60 ma ancora perfettamente conservato. Le sue stradine in pietra e la Cattedrale di Santa Maria di Monserrato raccontano secoli di storia. Ideale per fotografie e per respirare l’atmosfera del tempo. Continua a leggere per saperne di più!
📍 Distanza: circa 1 ora da Assemini.
Tappa 2 — Lago di Monte Pranu e Chiesa di Santa Maria di Palmas
Poco distante da Tratalias si trova il Lago di Monte Pranu, circondato da vegetazione e sentieri perfetti per una passeggiata rilassante.
Nei dintorni si erge la chiesa di Santa Maria di Palmas, semplice ma affascinante, immersa in un paesaggio rurale che conserva la sua autenticità.
Questa piccola chiesa, oggi campestre, apparteneva fino agli anni Sessanta al vecchio borgo di Palmas, anche questo abbandonato e ricostruito a pochi chilometri di distanza. La chiesa è stata costruita probabilmente tra l’anno 1000 e il 1016, in trachite e pietra calcarea. Non si hanno dati certi ma sappiamo che poggia le fondamenta sui resti di un altro edificio precedente.
La chiesa è molto semplice, mononavata con facciata a capanna in cui è presente un rosone reniforme e un campanile a vela, dovuti a lavori di restauro del XVIII secolo. Dopo il trasferimento del villaggio la chiesa cadde in decadimento e venne usata come ricovero per le greggi e deposito di foraggi. Nel 1996 è stata restaurata e riaperta ai fedeli. Le Chiese di Santa Maria di Palmas e Santa Maria di Monserrato a Trattalias fanno parte dell’itinerario del Cammino Minerario di Santa Barbara, troverai infatti i cippi di segnalazione.
Tappa 3 — Spiaggia di Porto Botte e Stagno di Mulargia
Proseguendo verso il mare, si raggiunge lo stagno di Mulargia, paradiso per gli amanti del bird-watching, e la spiaggia di Porto Botte, dove spesso soffia un vento perfetto per il kitesurf.
Ottima tappa per rilassarsi e godere del panorama del Golfo di Palmas.
Tappa 4 — Necropoli di Montessu (Villaperuccio)
Come ultima tappa ho scelto la spettacolare Necropoli di Montessu, una delle più importanti della Sardegna.
Questo sito archeologico, immerso nella natura, è composto da circa quaranta domus de janas scavate nella trachite. Da qui si gode una vista magnifica sulla valle del Basso Sulcis.
📍 Rientro ad Assemini in circa 1 ora e 15 minuti.
Consigli pratici
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Durata totale: 8–9 ore con soste.
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Periodo ideale: primavera e autunno, con temperature miti.
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Abbigliamento: scarpe comode, cappello, acqua, macchina fotografica.
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Partenza consigliata: ore 8:30 da Assemini.
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Rientro: in serata, con tramonto sul Golfo di Palmas o lungo la SS293.
Escursione nella Sardegna meridionale: guida turistico-culturale
Il vecchio borgo di Tratalias
Tratalias vecchia è un piccolo borgo medievale, abbandonato negli anni Sessanta in seguito a importanti dissesti idrogeologici dovuti allo sbarramento del Rio Palmas e alla creazione del lago artificiale di Monte Pranu. Le acque del lago crearono delle gravi infiltrazioni nelle case e cedimenti del terreno, rendendole inagibili. Il paese fu ricostruito più su, a circa un chilometro di distanza.
La maggior parte degli edifici del vecchio borgo furono demoliti, ciò che oggi è ancora visibile rappresenta circa il 10% e sono stati dichiarati “resti monumentali di interesse storico-artistico“. Gli edifici rimasti sono stati restaurati e oggi vengono usati in diversi modi tra cui laboratori culturali e mostre temporanee; in particolare in uno di questi è stato adibito il museo del territorio trataliese in cui si può ammirare una mostra di foto antiche e la riproduzione in scala del vecchio municipio. Il museo è aperto dal martedì alla domenica, dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00.
Storia del borgo di Tratalias
Il borgo medievale di Tratalias fu costruito intorno all’anno Mille, periodo in cui la Sardegna era interessata dalle incursioni saracene che spinsero le popolazioni dell’antica Sulci (Sant’Antioco) a spostarsi verso l’interno. Queste incursioni favorirono l’arrivo in Sardegna delle repubbliche marinare di Pisa e Genova che, con il pretesto di liberare le coste sarde dai Musulmani, colonizzarono l’isola.
Venne trasferita qui anche la sede vescovile e nel 1218 circa fu costruita al centro del borgo la cattedrale di Santa Maria di Monserrato. Originariamente era chiamata Santa Maria di Tratalias ma nel 1323, con l’arrivo degli spagnoli nell’isola, venne dedicata alla Beata Vergine di Monserrato.
Chiesa di Santa Maria di Monserrato, Tratalias vecchia
In quaesta escursione nella Sardegna meridionale non poteva mancare una visita alla chiesa di Santa Maria di Monserrato, uno degli esempi più rappresentativi di romanico-pisano nell’isola. Questa bellissima chiesa, costruita in calcare bianco e trachite, è caratterizzata da tre navate, una centrale e due laterali, divise da archi a tutto sesto retti da pilastri quadrangolari. Ha una copertura lignea ed è illuminata da varie aperture monofore laterali, dal rosone della facciata e dall’apertura bifora sopra l’abside.
La facciata è divisa in due ordini da una cornice ad archetti pensili poggiati su peducci scolpiti: nella parte inferiore si trova il portale sormontato da un architrave e da un arco a tutto sesto con motivi vegetali; la parte superiore invece è caratterizzata da un rosone sormontato da archetti pensili e da un timpano che presenta delle scalette molto particolari e di grande impatto.
Queste scalette a sbalzo sono presenti anche nella parte interna della chiesa e potrebbero far pensare ad un significato simbolico ma altro non sono se non un espediente architettonico per rendere più agevole l’ispezione del tetto. All’interno della chiesa è presente un bellissimo retablo del 1596 raffigurante la Madonna in trono tra San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.
Necropoli di Montessu: città dei morti e domus de janas
L’ultima tappa della mia escursione nella Sardegna meridionale, più precisamente nell’area sud-occidentale, è la necropoli di Montessu a Villaperuccio. La necropoli (dal greco antico “città dei morti) è un’area in cui le popolazioni preistoriche sceglievano di seppellire i propri defunti. Questi tipi di sepolture venivano scavate nella roccia e vengono chiamate in lingua sarda “domus de janas“, cioè case delle fate o delle streghe. Le Janas sono creature minute della fantasia popolare sarda che, secondo la tradizione, vivevano lontano dagli uomini, immerse nella natura, in queste piccole case scavate nella roccia.
Necropoli di Montessu a Villaperuccio
La necropoli di Montessu è la necropoli più estesa del sud Sardegna, essendo costituita da circa 40 tombe visibili. Rappresenta un’importantissima testimonianza considerando anche il lungo periodo in cui è stata utilizzata, un millennio e mezzo circa (dal Neolitico finale al Bronzo antico). Si trova sul fianco del colle “Sa Pranedda”, caratterizzato da una parete rocciosa trachitica in cui sono scavate le sepolture.
Dalla biglietteria del sito si segue un sentiero lungo la collina che porta alle prime domus. Ce ne sono sia pluricellulari (con una camera più grande circondata da più nicchie) che monocellulari (con una singola camera). Sono precedute spesso da un vestibolo e impreziosite da incisioni e pitture. La tomba II ad esempio è caratterizzata da festoni inscritti a semicerchio, da triangoli a “denti di lupo” e spirali, nella XXXIV corna e protomi taurine (simbolo di fertilità), in altre sono presenti ancora tracce di ocra rossa e gialla, simbolo di rinascita.
In questo sito sono presenti anche delle domus particolari chiamate Tombe Santuario perchè più monumentali rispetto alle altre. Sono caratterizzate da un portale d’ingresso molto grande, alto e largo due metri, che conduce ad un ambiente altrettanto grande se paragonato alle classiche domus. Si suppone che questa tipologia di tomba venisse usata anche come luogo di culto, per questo chiamata Santuario. All’interno sono stati ritrovati numerosi reperti del corredo funerario tipici della cultura tardo neolitica di San Michele di Ozieri.
Dalla necropoli di Montessu potrai ammirare un bellissimo panorama, essendo posizionata sul versante del colle che domina sulla pianura, circondata da altre colline.
Consiglio finale: salva questo itinerario o condividilo con chi ama la natura e la storia.
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