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Antonio Ghiani: collezione “Sonus de su mundu”

“Sonus de su mundu” ovvero suoni dal mondo, questo il nome della collezione di Antonio Ghiani che ho avuto il piacere di visitare, costituita da strumenti musicali tradizionali che abbracciano un arco temporale davvero ampio. Era da tempo che volevo contattarlo per avere la possibilità di vedere la sua collezione ma non pensavo che ne sarei stata così affascinata. Non parliamo di una collezione qualunque ma di oltre settecento pezzi provenienti da tutto il mondo. É davvero straordinaria perchè ti permette di fare un viaggio nel tempo e intorno al mondo, tra popoli tanto diversi quanto simili, arricchita dai racconti e dalle spiegazioni del signor Ghiani, che rende la visita ancora più interessante.

 

Sono davvero felice di raccontarti la mia esperienza e le mie impressioni su questa collezione perchè, oltre alla bellezza degli strumenti in sè, c’è dietro un discorso più ampio, multidisciplinare. Dietro ogni strumento c’è la musica di un popolo, la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni e le sue credenze religiose. Parliamo dunque di etnomusicologia, antropologia culturale, storia, tradizioni popolari e religione.

 

Il signor Ghiani ha saputo, con grande maestrìa, accostare gli strumenti in gruppi, in modo da poter fare un confronto costruttivo. Strumenti musicali realizzati da popoli provenienti da continenti diversi, ma che sono arrivati allo stesso principio di acustica e propagazione sonora. Si sono differenziati poi nel tempo, in base anche ai diversi materiali che l’ ambiente metteva a disposizione. Altri li ha accostati in modo da vedere la loro evoluzione, come sono nati e come si sono sviluppati.

 

La visita non può che iniziare dagli strumenti tradizionali sardi, con diverse tipologie, suddivisi per famiglie e tonalità: dalle Matraccas usate durante la Settimana Santa alle bellissime Launeddas. Queste ultime spaziano da un arco temporale che va dai primi anni del Novecento fino a quelle costruite dal signor Ghiani. Chiamate anche “sonus de canna”, hanno un’origine antichissima e rappresentano lo strumento principale della musica sarda. Lo strumento è caratterizzato da tre canne diverse, per misura e spessore, due delle quali legate insieme e nell’estremità superiore è ricavata un’ancia semplice battente. La melodia viene prodotta attraverso la tecnica del fiato continuo, diteggiando su due delle canne. La canna più lunga invece è quella che produce la nota fondamentale. Saperle costruire e suonare è un’arte senza tempo e sentire il loro suono è sempre una magia.

 

Si prosegue la visita con gli strumenti di origine africana, americana, europea e dei Paesi dell’Est. In una vetrina sono presenti diversi strumenti costruiti in canna provenienti da Egitto, Tunisia e India, accostati per notare differenze e similitudini. Nelle pareti foto e testimonianze di come venivano suonati. Tutti strumenti artigianali che hanno un arco cronologico molto ampio, creati con materiali trovati in loco: legno, canne, bambù, zucche, ottone, bronzo, pelli animali, ossa umane, carapaci di tartarughe, corazze di armadilli; insomma qualunque cosa è utile, concezione molto lontana dal consumismo a cui siamo abituati oggi.

 

Bellissimi i Kora senegalesi, costruiti usando legno, pelle, ferro, zucca e nylon, i Sitar intarsiati con splendide decorazioni in osso o i Rebab, strumento ad arco da cui poi è nato il violino, originario dell’Afghanistan e diffuso poi nel Maghreb e nel bacino del Mediterraneo. Dall’Asia centrale abbiamo bellissimi esempi di Gijek costruiti in legno, osso, pelle e ferro, dall’Indonesia uno splendido Gender in bronzo e legno o ancora dalla Thailandia un Ganbang Kayu a forma di drago, costruito in legno e impreziosito con tantissimi vetrini.

 

Molti di questi presentano delle decorazioni straordinarie, alcune caratterizzate dalla lavorazione certosina del legno, altre impreziosite con argento, altre ancora arricchite con piccolissimi specchietti usati come strumento per allontanare il male (il quale riflettendosi viene mandato via). Quest’ultimo esempio ci riporta alle credenze popolari dei diversi popoli e quindi ad un argomento più ampio che andrebbe approfondito perchè davvero interessante.

 

La passione del signor Ghiani per gli strumenti musicali nasce prestissimo, era un ragazzo quando ha iniziato a comprare i primi pezzi. Nel tempo si è intensificata portandolo a voler imparare dal grandissimo maestro Dionigi Burranca, sia a suonare che a costruire le Launeddas, strumento unico nel suo genere. Da qui ha continuato la sua collezione appassionandosi anche agli strumenti e alle tradizioni popolari del resto del mondo, cercando e comprando sempre nuovi pezzi da aggiungere, ma anche scambiando o ricevendo donazioni. Per visitare la collezione infatti non è previsto un biglietto d’ingresso ma un’offerta libera con cui poter acquistare nuovi strumenti o destinarla alla manutenzione di quelli già presenti.

 

Se venite ad Assemini non potete perdervi questa interessantissima collezione, ne resterete affascinati. Per maggiori informazioni non esitate a contattarmi tramite il form contatti o alla mail info@aboutasseminiandmore.it.

 

2 commenti

  • Sandra

    Non conoscevo l’esistenza di questa collezione e sono rimasta affascinata… 700 pezzi… ci vuole una grande passione per la musica per fare tutto questo! Grazie per avermela fatta conoscere.

    • Susanna

      Grazie a te per avere interagito sul mio blog.. Mi fa piacere che questa collezione susciti interesse e che raggiunga un pubblico più ampio perché merita davvero.

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